Profilo psicologico
Ci sono film che vivono di vita propria, quasi ostentando una longevità per nulla scalfita dal passare del tempo e dal susseguirsi delle mode.
E’ il caso de "Il sorpasso", indimenticabile film diretto da Dino Risi nel 1962; alcuni degli elementi che lo raccontano rappresentano una sorta di patrimonio collettivo: la Lancia Aurelia B24, i luoghi del divertimento di massa e, soprattutto, la caratterizzazione psicologica voluta dagli sceneggiatori per i due personaggi principali, Bruno e Roberto, due fisionomie assolutamente distanti ed inconciliabili che, per un caso fortuito, vivono la medesima esperienza di vita.
"Il sorpasso" Caffetteria American bar concettualizza lo spazio seguendo anche questo particolare aspetto della lettura cinematografica: la sala "Bruno", giocata sui toni scuri del grigio, ci immerge in un’atmosfera in cui riaffiorano le caratteristiche più evidenti del protagonista: la vitalità, l’irrequietezza, l’arroganza, l’impetuosità. Analogamente la sala "Roberto" - giocata sui toni chiari – fa rivivere il timido ed inesperto studente universitario.
Una differenziazione cromatica che riflette la differenziazione caratteriale dei due protagonisti accentuata dal lungo corridoio attraversato da una luminosa linea di mezzeria che, nello stesso tempo, unisce e separa le due sale, unisce e separa Bruno e Roberto, due uomini che, pur incontrandosi, conoscendosi e confidandosi, rimangono sempre separati. E diversi.
Visti da lei...
"Preferisci Bruno o Roberto?"
L’acume con cui vengono descritti i protagonisti principali de "Il sorpasso" appare ancora oggi sorprendente almeno per due ordini di motivi: la novità della descrizione in sé, assolutamente distante dalla tradizionale tendenza dei registi italiani a regalare "macchiette", e la capacità di delineare due "topos" cinematografici.
Bruno e Roberto rappresentano al meglio due tipologie classiche del cinema, l’arrogante ed il timido, che nel corso dei decenni sono state variamente riproposte: il Bruno Cortona di ieri è il Marco Pressi di oggi (al cinema, ma non solo…), rampante manager trentenne impersonato da Giorgio Pasotti in "Volevo solo dormirle addosso", di Eugenio Cappuccio, incaricato dai superiori di "tagliare" 25 dipendenti facendo ricorso certo alla fantasia, ma soprattutto ad una massiccia dose di cinismo; il Roberto Mariani di ieri è il ragioniere Michele Marrone di oggi, protagonista del film "Condominio" di Felice Farina interpretato da Carlo Delle Piane, personaggio "normale" che, libero da qualsiasi pulsione aggressiva e trasgressiva, vive intensamente il rapporto con chi lo circonda, finendo inconsapevolmente per insegnare più di qualcosa.
Troppo facile e riduttivo dicotomizzare in questo modo l’universo maschile? Forse, ma alzi la mani chi, "altra metà del cielo", non abbia espresso la netta preferenza per l’uno o per l’altro...